Web-Enterprise: l’astronave del Cyberspazio…

14 06 2008


Tic…TaCk..tiK…

Il tempo scorre e con esso anche il cambiamento, così accade che la rete modifica in un certo qual modo il modo di pensare e di fare della società a tal punto che anche le aziende sono costrette a loro volta a stare al passo e assumere quei cambiamenti indispensabili per rimanere in gioco. Se una volta bastava assumere la tipica formazione di difesa romana la “Testuggine” per andare avanti, oggi questo tipo di approccio risulta essere auto-lesionante, in poche parole significa sopravvivere a stento.
Il focus ora si è spostato, non è più l’impresa come insieme di oggetti e persone messi in moto dall’imprenditore stesso, ma è la singola persona a muovere il contesto aziendale in base ai propri bisogni, ciò è stato reso possibile dalla rete. Si è inizialmente partiti nel creare delle intranet e poi si è capito che le tecnologie del web andavano interpretate come il mezzo fondamentale col quale costruire ATTORNO alla persona uno spazio di lavoro sintetico, virtuale (Virtual Workspace) capace di soddisfare i bisogni della persona nell’organizzazione:

  • servizi aziendali, accesso ai servizi alla persona e alle risorse umane;
  • comunicazione e socializzazione, supporto alla comunicazione e alla socializzazione con i colleghi;
  • operatività, accesso a informazioni e applicazioni operative;
  • conoscenza e collaborazione, supporto alla gestione della conoscenza e alla collaborazione tra gruppi di lavoro.

Il passaggio verso le Web-Enterprise o Enterprise 2.0 significa prendere atto che i bisogni delle persone si sono evoluti e non possono essere più confinati all’interno dell’organizzazione aziendale (questo non è il ponte ologrammi):

  1. Appartenenza aperta, le persone si sentono sempre più appartenenti a reti dinamiche.
  2. Social network, vi è il bisogno di sviluppare e mantenere una rete di relazioni sia interne che esterne all’azienda.
  3. Conoscenza di rete, per sviluppare un miglior know how vi è la necessita di ampliare ed approfondire la propria rete.
  4. Collaborazione emergente, il canale hypermediale di internet è caratterizzato anche da una hyper velocità e quindi vi è la necessità di creare ambienti non solo collaborativi e di condivisione ma anche di facile accesso.
  5. Riconfigurabilità adattiva, rendere gli strumenti più facilmente flessibili ed operabili nelle diverse realtà e situazioni in cui l’individua si trova a dover operare, non sempre è o deve essere per forza l’ufficio.
  6. Global mobility, dare appunto l’individuo di spostarsi liberamente e di connettersi ovunque alla propria rete di strumenti, spazi e orario di lavoro si dissolvono.

Le Web-Enterprise, non sono una evoluzione della nave stellare Star Trek, ma sono quelle aziende che decidono di adottare quelle tecnologie che comprendono da tempo i sistemi informativi, come document management, condivisione agende ecc. ecc. ma anche quegli strumenti innovativi di social computing ereditati dal web, ossia blog, wiki, social network, folksonomie, feed; sviluppando anche strumenti e tecnologie di instant messaging rivolti ad una utenza non più domestica ma professionale, principalmente alle aziende, integrabili al loro interno ai servizi e processi che già dispongono, come ad esempio la Unified Communications. In questa direzione, secondo l’analisi fornita da Osservatori.net sull’Enterprise 2.0, risultano essersi sviluppati 3 diversi modelli di Web-Enterprise (ciascun profilo indica il supporto medio relativo alle 6 dimensioni nelle organizzazioni che lo hanno adottato):

  • Social Enterprise, si identificano in questo scenario nuovi schemi di collaborazioni, condivisione della conoscenza e gestione delle relazioni.
  • Open Enterprise, vanno verso un forte allargamento e apertura dei confini del virtual workspace in termini di modalità di accesso e di attori esterni.
  • Adaptive Enterprise, si focalizzano sulla flessibilità e riconfigurabilità nella gestione dei processi aziendali.

L’analisi è stata effettuata su un campione di 70 imprese e Pubbliche Amministrazioni appartenenti all’ osservatorio del Politecnico di Milano, delineando una conformazione che si adattava per il 24% delle imprese alla SE, per il 14% alle OE e per un altro 14% alle AE. Risulta evidente che il miglior approccio che si sposa meglio alle esigenze delle nostre imprese va per la maggiore adottando il modello SE privileggiando lo sviluppo di un’infrastruttura flessibile attraverso un’architettura orientata ai servizi il cui obiettivo è quello di creare un’infrastruttura pronta a sostenere i cambiamenti, integrando in modo opportuno gli asset IT, rendendo riusabili i servizi sviluppati e garantendo l’interoperabilità di piattaforme tecnologiche differenti.


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