La dittatura della “scatola magica”…
6 08 2008
Domenica 3 gennaio 1954, fu la prima giornata della TV in Italia, l’inizio di una lunga egemonia. Anch’essa col tempo si è evoluta grazie alle nuove tecnologie, ha cambiato forma e dimensione, ma allo stato attuale il suo domino è ancora saldo. Per capire come e perchè la tv è cambiata e come cambierà, bisogna ricorrere ai due termini che lo stesso Umberto Eco coniò ed usò i seguenti termini per descrivere il cambiamento che investiva la stessa televisione ed i suoi telespettatori quando da monopolio di stato si passò al duopolio determinato dall’ingresso delle emittenti private: Paleotelevisione e Neotelevisione.
La paleotelevisione si riferisce all’esordio della TV nel dopoguerra, essa allora instaurava con i telespettatori un rapporto diretto con la cultura. Il progetto della RAI era infatti quello di guidare l’Italia verso la ricostruzione, proponendo dei modelli comunicativi improntati ad una logica pedagogica e moralista. Questo si traduceva in una netta separazione dei generi televisivi per fasce orarie e pubblico, pensando a sigle che scandivano l’alternarsi dei programmi. Rileggendo i palinsesti di quel tempo appare il seguente scenario: nessuna trasmissione durante gli orari di lavoro, i programmi per i piccoli mandati in onda nella seconda fascia pomeridiana, in modo da non avere distrazioni nello svolgimento dei compiti scolastici, poi tutti a letto in quanto la programmazione finiva alle 23 con le note del Carosello. L’epoca paleolitica della televisione termina all’inizio degli anni ‘80 con l’ingresso nel sistema televisivo delle tv commerciali, la prima a debuttare fu proprio Canale 5.
La neoTv era molto differente da quella passata, aveva una forte carica emotiva e il suo oniettivo non era quello di educare ma di intrattenere, passando da un palinsesto a singhiozzo ad una programmazione a flusso costante 24su24. E’ proprio la natura commerciale della neotelevisione a influenzare la programmazione, la pubblicità prende piede e le trasmissioni vengono pensate per un pubblico di consumatori che vengono sedotti ed attratti dai “consigli per gli acquisti”, in una fiera sfrenata di consumismo. La neo tv si rivolge ad un target generalista che parla di tutto e di niente. Nascono programmi di macro-genere come il talkshow passando a quelli di meta-genere (una kermesse di personaggi televisivi provenienti da altre trasmissioni).
L’evoluzione continua, con la nascita della “Digitaltv”. Con l’avvento del digitale terrestre, si sono ampliati ulteriormente i canali in chiaro aggiungendo inoltre una serie di servizi che andavano dal pay-per-view (pagamento in base alla visione) al video on-demand (trasmissioni ripetute in orari diversi su diversi canali). Le novità del passaggio dall’analogico al digitale consistono essenzialmente nella perfezione dei suoni, nelle riproduzione di immagini perfette. L’offerta televisiva delle piattaforme digitali diventa migliore per quantità e qualità instaurando un rapporto comunicativo diverso tra emittente e ricevente, sicuramente più interattivo di quelli precedenti.
La domanda alla quale volevo arrivare era appunto, vedendo cambiare sia esternamente che internamente la televisione, cos’è che non è cambiato?!!? Quello che mi pare proprio che non sia mutato è il modello con il quale il palinsesto si approccia con il pubblico. Il Modello, questo è il punto col quale si può, a parer mio, trasformare lo scenario televisivo. Ribaltare l’intelligenza, far convergere in un’unica direzione web e televisione, solo a questo punto sarà possibile ottenere una vera e propria: personal web_TV…
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