La dittatura della “scatola magica”…

6 08 2008

Domenica 3 gennaio 1954, fu la prima giornata della TV in Italia, l’inizio di una lunga egemonia. Anch’essa col tempo si è evoluta grazie alle nuove tecnologie, ha cambiato forma e dimensione, ma allo stato attuale il suo domino è ancora saldo. Per capire come e perchè la tv è cambiata e come cambierà, bisogna ricorrere ai due termini che lo stesso Umberto Eco coniò ed usò i seguenti termini per descrivere il cambiamento che investiva la stessa televisione ed i suoi telespettatori quando da monopolio di stato si passò al duopolio determinato dall’ingresso delle emittenti private: Paleotelevisione e Neotelevisione.

La paleotelevisione si riferisce all’esordio della TV nel dopoguerra, essa allora instaurava con i telespettatori un rapporto diretto con la cultura. Il progetto della RAI era infatti quello di guidare l’Italia verso la ricostruzione, proponendo dei modelli comunicativi improntati ad una logica pedagogica e moralista. Questo si traduceva in una netta separazione dei generi televisivi per fasce orarie e pubblico, pensando a sigle che scandivano l’alternarsi dei programmi. Rileggendo i palinsesti di quel tempo appare il seguente scenario: nessuna trasmissione durante gli orari di lavoro, i programmi per i piccoli mandati in onda nella seconda fascia pomeridiana, in modo da non avere distrazioni nello svolgimento dei compiti scolastici, poi tutti a letto in quanto la programmazione finiva alle 23 con le note del Carosello. L’epoca paleolitica della televisione termina all’inizio degli anni ‘80 con l’ingresso nel sistema televisivo delle tv commerciali, la prima a debuttare fu proprio Canale 5.

La neoTv era molto differente da quella passata, aveva una forte carica emotiva e il suo oniettivo non era quello di educare ma di intrattenere, passando da un palinsesto a singhiozzo ad una programmazione a flusso costante 24su24. E’ proprio la natura commerciale della neotelevisione a influenzare la programmazione, la pubblicità prende piede e le trasmissioni vengono pensate per un pubblico di consumatori che vengono sedotti ed attratti dai “consigli per gli acquisti”, in una fiera sfrenata di consumismo. La neo tv si rivolge ad un target generalista che parla di tutto e di niente. Nascono programmi di macro-genere come il talkshow passando a quelli di meta-genere (una kermesse di personaggi televisivi provenienti da altre trasmissioni).

L’evoluzione continua, con la nascita della “Digitaltv”. Con l’avvento del digitale terrestre, si sono ampliati ulteriormente i canali in chiaro aggiungendo inoltre una serie di servizi che andavano dal pay-per-view (pagamento in base alla visione) al video on-demand (trasmissioni ripetute in orari diversi su diversi canali). Le novità del passaggio dall’analogico al digitale consistono essenzialmente nella perfezione dei suoni,  nelle riproduzione di immagini perfette. L’offerta televisiva delle piattaforme digitali diventa migliore per quantità e qualità instaurando un rapporto comunicativo diverso tra emittente e ricevente, sicuramente più interattivo di quelli precedenti.

La domanda alla quale volevo arrivare era appunto, vedendo cambiare sia esternamente che internamente la televisione, cos’è che non è cambiato?!!? Quello che mi pare proprio che non sia mutato è il modello con il quale il palinsesto si approccia con il pubblico. Il Modello, questo è il punto col quale si può, a parer mio, trasformare lo scenario televisivo. Ribaltare l’intelligenza, far convergere in un’unica direzione web e televisione, solo a questo punto sarà possibile ottenere una vera e propria: personal web_TV…





Internet: il fluido che crea sviluppo…

5 08 2008

Connettersi alla rete, fare rete; diventa una strategia, un modello, una struttura assolutamente indispensabile, non sono io a dirlo ma è un dato di fatto. Un po’ di ritardo, se ne sono resi conto anche i Paesi dell’OCSE, dove a Seul, nel mese di giugno, hanno dichiarato solennemente che: internet è sviluppo.
Il popolo della rete sta rovesciando tutti gli schemi, ricombinandoli, ripensandoli cogliendo impreparati tutti coloro che pensavano che fosse una delle solite diavolerie destinata a svanire nel giro di qualche anno al massimo, ed invece…

La rete ha assunto sempre, ed è e rimane, in costante mutamento negli anni; crea forme nuove, amplifica desinenze e concetti stantii, apre nuovi varchi in ciò che si conosceva o che si credeva di sapere. Non si sa quale sia la direzione o la forma che assumerà la prossima volta, ora, si può solo esserci dentro e continuare ad esplorare nuovi scenari e paradigmi. Il network crea nodi e snodi, crea delle connessioni per lo sviluppo: è la membrana  di conoscenza che avvolge e che unisce le sinapsi celebrali generando un substrato di materia grigia in continua evoluzione.
Questo lo hanno capito le persone e lo stanno capendo anche le imprese, e perfino gli scienziati che tramite social networks, social media, wiki, sono riusciti a condividere dati e conoscenza che prima era quasi impossibile, dando nuova linfa all’innovazione alla ricerca tecnologica e culturale. Si riscopre un IO ed un NOI, un gruppo di persone, un vero e proprio Network. La forza di tutto questo proviene proprio dalle persone, dal basso. Abbiamo attraversato un’era di completa spersonalizzazione, quella della mass-production data dal fordismo; quella della distruzione e della ricostruzione; quella post-industriale; quella mediatica dal palinsesto televisivo; quella di piombo; quella di rivoluzione ed evoluzione, fino a  quella della ControCultura che porta a riprendere il “seno” della realtà, lentamente, che permette di ritagliarsi i propri spazi, in base ai propri bisogni.
Qual’è lo stato attuale? Si parla di Web-2.0 ma preferisco definirlo “Social_Web”, sicuramente allo stato liquido. La rete è diventata come una volta lo erano le botteghe ed i laboratori rinascimentali: una perenne fase di trasformazione, di sperimentazione, di estensione e di “protesi sintetiche”





Il Network è l’impresa…

15 07 2008

Una piccola parte di ciò che troverete nell’elaborato: La comunicazione d’impresa in Romagna.

Le reti costituiscono la nuova morfologia sociale della nostra società e la diffusione della logica di rete modifica in modo sostanziale l’operare, comunicare e i risultati dei processi di produzione, esperienza, potere e cultura. Sebbene la forma di organizzazione sociale a rete sia esistita in altri tempi e in altri spazi, il nuovo paradigma della tecnologia dell’informazione fornisce la base materiale per la sua espansione pervasiva attraverso l’intera struttura sociale ed imprenditoriale.

In rete la comunicazione si costituisce come un territorio autonomo e parzialmente auto-organizzato che chiameremo Network. Esso vive in costante tensione rispetto ai modelli organizzativi classici. La comunicazione web, diventa un’ottima comunicazione d’impresa personalizzata (podcast, blog, wiki, ecc), nel senso che essa si frantuma in micro-comunicazioni prendendo immagine e somiglianza del singolo utente. Questo fenomeno va sotto il nome di “effetto a coda lunga”, ciò avviene quando il grosso del fatturato viene costituito dalla vendita di prodotto poco noti, acquistati da piccole nicchie di acquirenti.

Il network di cui parlo non è una rete di aziende, né un’azienda strutturata a rete, ma è qualcosa di molto più complesso. E’ il modello operativo-economico a cui il Territorio Romagnolo dovrà presto adeguarsi. Per realizzare compiutamente questo network occorre un notevole lavoro, sia dalla parte delle aziende sia dalle associazioni e consorzi. Il nuovo ruolo della comunicazione d’impresa diventa strategica nell’animare lo spazio, nel favorire un clima di fiducia, nel saper entrare in un ottica di servizio verso le diverse comunità. In generale possiamo indicare alcune condizioni per una buona riuscita del network:

il network si arricchisce della partecipazione. La partecipazione delle persone va coltivata, incoraggiata ed incentivata;

nel network vige un principio paritario e degerarchizzato. In rete le gerarchie aziendali si fanno più evanescenti e sono la conoscenza e la capacità di collaborare che determinano il successo o meno della comunicazione;

nel network le regole si formano strada facendo. Regole e Policy per la partecipazione sono un insieme di linee guida che si formano nel tempo, anche sulla base dei concreti utilizzi degli strumenti da parte delle persone;

il network va lasciato libero di prosperare. La costruzione degli spazi si arricchisce nel tempo, senza un piano dettagliato. la direzione che il network può essere governata a posteriori, non stabilita a priori;

il network va animato. Il ruolo del comunicatore è quello di animare il network e di fornire servizi adeguati al livello di partecipazione richiesto. Fornire servizi, lanciare temi, rilanciare argomenti produttivi sono i suoi compiti principali.





Esperienze_Pluridimensionali

14 07 2008

Lively è la concept chat 3D di Google; un altro passo verso una nuova rivoluzione, in cui il blog si trasformerà in uno space 3D volto a qualcosa di ancora più grande: la realizzazione di un proprio mondo sintetico. Un spazio personale, ovvimente in 3D, in cui si potrà accedere a Wiki, blogs e Social Networks nel quale essi stessi si trasformeranno ed assumeranno una nuova forma. In questo senso  lo scenario evolverebbe in qualcosa di ancor più sintetico, più interattivo, più avvincente e forse strutturato in maniera più semplice rispetto a quelli attuali, migliorando ulteriormente l’organizzazione delle informazioni.

Il contesto nel quale si “fluttuerà”, permetterà di muoversi/spostarsi liberamente su più livelli, non più connessi l’uno all’altro, ma integrati/inglobati come in una scatola cinese; si partirà così da uno spazio personale fino a estendersi e fondersi in più mondi, spazi e dimensioni sintetiche…

 





Network Society: La società delle reti

12 07 2008

Spesso si parla dell’Era dell’Informazione da cui ne deriva la cosidettà società delle reti ma cosa si intende più precisamente!!?!

Per spiegare questa evoluzione inizierei ha definire la Net_Economy o New_Economy, precisando che non è l’economia delle aziende che usano internet, quanto il modello di business e il network informatico, i quali diventano indispensabili a livello organizzativo e operativo.
In questo il Networking diventa un elemento cruciale della società dell’informazione, comprendendo aziende, persone, media e governi: si tratta in pratica di una comunicazione flessibile organizzata da tecnologie informali. Internet non è solo una tecnologia ma diventa quindi un mezzo tecnologico fondamentale, ridefinendo a sua volta due tipi di identità, quella collettiva e quella individuale.
E’ bene che le imprese capiscano che nella realtà è inimmaginabile che l’economia possa mantenere per sempre un livello costante o crescente di produttività, l’introduzione di nuove tecnologie porta un aumento di rendimento delineando 3 fattori importanti:  organizzazione reticolare, risorse umane adeguate e capacità d’innovazione dell’azienda. Il cambio di paradigma porta ad incanalare i profitti negli investimenti piuttosto che sui consumi, in quanto la materia prima della New_Economy sono il know how e il settore dell’R&D (per questo oggi ci si è concentrati molto sul tema dell’innovazione); l’aumento di produttività è visto e deve poter interessare non solo le singole aziende ma anche l’intero panorama imprenditoriale del Paese. Le imprese devono essere capaci di coniugare know how e talento se vogliono generare innovazione, ma il Know how dipende a sua volta da 2 fattori che sono il sistema universitario e l’immigrazione, in questo caso si tratta di operare una scelta tra i due.

Il messaggio che viene lanciato è il seguente:
L’economia può svilupparsi attraverso l’innovazione (eliminazione degli sprechi, adozione di processi più “verdi”, uso di fonti energetiche alternative….) il potenziamento dell’R&D ecc, ma bisognerà creare un rapporto fiduciario tra società civile e mercato in un’ottica di espansione glo-cale.

Per completare il processo di trasformazione manca un ultimo elemento: la rivoluzione dello spazio, che riguarda in primis noi stessi inglobando anche le città fino ad espandersi oltre. In tutto questo i veri protagonisti non sono le tecnologie come si potrebbe pensare, ma bensì le persone e quindi dallo sviluppo sociale che dipende appunto dalla capacità di stabilire un’iterazione sinergica tra innovazione tecnologica e valori umani capace di sviluppare un nuovo modello di economia sostenibile; dato dalle condizioni istituzionali, dalla capacità di riorganizzare le imprese e reinventando la realtà sociale che ci circonda.

(M. Castells, La città delle reti, 2004)





R2B: la ricerca incontra l’impresa…

11 07 2008

Il 5/6 giugno scorso siè svolta a Bologna il 4° salone della ricerca Industriale: R2B - Research to Business.

Inutile dire che è stato molto interessante il salone e non solo per gli addetti ai lavori; la charmesse di laboratori di ricerca sia pubblici che privati presenti, è stata davvero innumerevole e oltretutto provenienti da ogni parte del mondo. La ricerca c’è, si è fatta vedere e sentire soprattutto qui in Emilia-Romagna, ora bisogna trovare un anello di congiunzione fra ricerca ed impresa.

Purtroppo il gap che separe i due nuclei sono i TEMPI, la ricerca non gurada al tempo di sviluppo mentre per l’azienda è tutto, soprattutto se vuole continuare a fare business. Bisogna pertanto colmare questo divario, distaccamento che continua ad essere presente e a rallentare lo sviluppo e trasferimento tecnologico dell’intero Paese. Alcune persone si sono già da tempo accorte di questo difetto, come il Politecnico di Milano che con 150 ingegneri, riesce a dare un supporto concreto , intervenendo lungo tutto la catena di sviluppo e ricerca del prodotto tramite sia una ricerca mirata e sia una più ampia. Nasce con questa idea anche, presentata qualche giorno fà, “Romagna Innovazione” che con il supporto del Politecnico cercerà di fare la stessa cosa qui sul nostro territorio, facendo incontrare ricerca con impresa ma con i tempi di quest’ultima, spero che questo possa essere sopprattutto di aiuto alle PMI….

Oltre ad alcuni dubbi che mi assalgono, un fattore che manca e che potrebbe poi unire i bisogni e le esigenze rivolte in particolar modo alle PMI è la presenza di una rete tra i laboratori. Il network deve poter unire tutti i vari lab. con strumenti di comunicazioni basati sul social web (o web 2.0 che va molto di moda) e mettendoli in contatto con la rete delle PMI. La rete non basta ci vogliono anche unità e servizi che “mecciano” tra loro tutto questo, ricerca_università_impresa, in cui non solo vi sia la possibilità di fare delle ricerche individuali, ma anche che vi siano persone che aiutino in questo o tramite un auito reciproco. Il RUI Network, lo chiamiamo in questo modo, deve essere una rete di persone e di servizi digitali (come portali, wiki, blog, social network, widget…) questi sono i punti che creano il vero valore aggiunto su cui l’impresa o chinque altro ente potrà contare. Queste strutture e piattaforme miglioreranno la comunicazione a 4 vie (Esterna-Esterna, Interna-Interna, Estrena-Interna, Interna-Esterna) con un maggiore tasso di innovazione, di trasferimento tecnologico inducendo una più rapida evoluzione dei processi e prodotti.

Creare, collegare Networks, servizi digitali fruibili e semplici, spazi creativi ecc. il tutto orientato verso un unico obiettivo: sviluppare un sistema autopoietico, il quale può essere rappresentato come una rete di processi di creazione, trasformazione e distruzione di componenti che, interagendo fra loro, sostengono e rigenerano in continuazione lo stesso sistema, autoalimentandosi ed autodefinendosi.

Link: I Laboratori di ricerca industriale e trasferimento tecnologico





Protesi Sintetiche

9 07 2008

“I mondi sintetici ampliano considerevolmente la capacità del pensiero creativo di penetrare nella mente dell’osservatore  e il confine che divide artista e pubblico diventa più semplice da attraversare”

E. Castronova

I giochi on-line e le console si stanno evolvendo verso qualcosa di molto di più di quello che è il divertimento. Con questi mezzi e strumenti si impara più infretta e si sviluppano altre capacità che la classica scuola non stimola, il ludico che per ora rimane un prestesto presto sarà sostituito con l’apprendimento e così capita che si vada a scuola per “giocare al video-game” imparando a scrivere, o il latino o la matematica ecc.; la casa diventa scuola e tramite la console sarà possibile collegarsi alla rete per seguire le varie lezioni e dove poter scrivere i compiti…..

Un numero sempre più crescente di persone penetra nella membrana di questi universi sintetici in cui SL ne rappresenta ora il fulcro. Tanta attenzione si pone a questa nuova economia del divertimento o dell’intrattenimento con una corsa irrefrenabile nel mondo sintetico più conosciuto, alla ricerca disperata del Second Business. Perchè esserci? Perchè vi sono milioni di utenti. Il territorio è diventato la base di una continua guerriglia di Marketing ma pian piano le cose stanno cambiando, oltre alla pubblicità c’è molto altro.

Si tratta di capire cosa si può fare con un simile strumento, ma a parte una questione di tempo, è interessante  notare che sempre più persone vedano il pianeta sintetico come una nuova opportunità di lavoro, scambio, condivisione e la crescita di laboratori sintetici è in aumento: il passaggio obbligatorio è il blog, il Social Network e poi il Reality Social Network (SL per intenderci). Un nuovo spazio in cui una parte del cervello si trasferisce ed assume la sembianza del metaverso, uno spazio in cui scorre Fibra, Creatività, Intelligenza, Conoscenza…

SL è uno dei tanti mondi sintetici, forse quello meglio riuscito e proprio da questo esempio la Sun Microsystem ha pensato al Project Wonderland in cui l’azienda diventa sintetica, si incontra l’avatar del collega e ci si scambiano esperienze ed idee, pensato come un efficace strumento di collaborazione a distanza (abbattimento dei costi di trasferimento) e tra l’altro Open source.

La società di consulenza tecnologica Gartner ha definito un modello per studiare questo tipo di dinamiche comunicative relative all’adozione di nuove tecnologie:

Si chiama Hype Cicle, il ciclo dell’Hype, cioè della visibilità positiva “drogata/gonfiata”, ed è strutturato in cinque fasi: “Technology Trigger,” la fase in cui la nuova tecnologia viene lanciata e genera interesse nei media; “Peak of Inflated Expectations”, una copertura mediatica frenetica provoca un entusiasmo e delle aspettative eccessive; “Trough of Disillusionment” le aspettative ‘drogate’ vengono inevitabilmente deluse e i media allentano la copertura della notizia inflazionata; “Slope of Enlightenment” nonostante la stampa abbia abbandonato la nave alcuni business continuano a credere nella tecnologia e a portare avanti i loro progetti; “Plateau of Productivity” il sistema arriva ad un livello di stabilità in cui i benefici della tecnologia sono ampiamente dimostrati, le aspettative sono diventate equilibrate e la piattaforma si evolve. Attualmente Second Life sembra prossima al raggiungimento del picco massimo dell’hype. I segni della disillusione cominciano ad emergere e assumono la forma delle proteste per i problemi di scalabilità della piattaforma. Il problema principale della Linden oggi infatti è come riuscire a supportare l’esperienza virtuale della mole di utenti che continua a crescere a ritmi vertiginosi da mesi. Pochi giorni fa, più di tremila esponenti della comunità business interna a Second Life, il motore dell’economia del mondo virtuale, hanno firmato una petizione con cui chiedono alla Linden di risolvere i problemi tecnici della piattaforma prima di accogliere nuovi utenti e attivare nuovi servizi avvisando che le politiche della società di San Francisco stanno sensibilmente erodendo la fiducia e l’entusiasmo nel progetto. (http://www.projectopenletter.com/).





Verso un’Industria 2015…

7 07 2008

 

…cosa significa!?!!

Creare uno scenario attuale e futuro da intraprendere in modo tale che una volta avviato, esso segua le maggiori tendenze dettate dal mercato in modo da poter essere pre-competitivi e soprattutto in anticipo su eventuali scenari che si andranno ad aprirsi e formarsi. Ricorrere alle nuove tecnologie significa intraprendere strade per le quali si conosce l’inizio ma non si sa si vada a finire e soprattutto in continua costruzione, piena di biforcazioni e svincoli senza uscita. In questo la tecnologia deve essere accompagnata da un elevato grado di “fattore umano” connessi l’uno all’altro in modo da auto-alimentarsi a vicenda, così da poter creare ponti virtuali che interagendo con la realtà danno origine a veri e propri nuclei e spazi in cui far circolare liberamente e in modo spontaneo l’innovazione.

Vi è il bisogno di una formula che metta insieme, relazionizzi tutti i vari nuclei che si sono creati in un’ottica in cui prevalga la Visione d’insieme. Intendo, legare al territorio: università, centri di ricerca, impresa e Pubblica Amministrazione; non solo ma con le diverse possibili combinazione attualmente disponibili di comunicazione:

interno-esterno, esterno-interno, esterno-esterno, interno-interno.

 

In questo modo le singole unità che costituiscono il nucleo e poi a sua volta il nucleo stesso, interagisce attivamente e passivamente al modificarsi degli altri in base anche al gioco messo in atto della “Relazione Comunicativa”, che tiene conto degli approcci “interno” ed “esterno” del nucleo. Quello che si vuole incentivare è dunque l’Innovazione in tutti i suoi sensi, ma il territorio italiano si sa è completamente scollegato e connetterlo non è così semplice. Il cambio del paradigma è un vero e proprio salto, oltre ogni possibile immaginazione: sto parlando non solo di Network ma di strumenti atti per fare Networking.


Oltre alle
“long tail” vi è molto di più, per questo la costruzione di reti deve essere accompagnata da spazi, “open-space”, in cui far coinvolgere più nuclei e unità,  mettendo in atto tutte quelle azione di “Knowledge to business” integrandole con le attività di ricerca tramite il “transfer by head”.
Si tratta di superare lo stadio di
“path dependance” in cui vi è la tendenza a seguire percorsi tradizionali ed attivare tramite la “technology literacy” una alfabetizzazione tecnologica fruita e condivisa sia dal Pubblico che dal Privato in un aiuto vicendevole. Ciò permetterebbe di concentrarsi non più solo su innovazione di prodotto (in cui siamo molto bravi) ma bensì in innovazione di processo che ci manca del tutto, escludendoci soprattutto dai bandi di finanziamento Europei, togliendoci quella possibilità di crescita che manca.


Creare ed attivare il Network sono le fasi principali di start-up, alcuni esempi sono “Puglia 2.0” la prima rete in cui la PA locale comunica e interlaccia i rapporti tramite strumenti provenienti dal web come social-network e social-media; in Emilia_Romagna avanza il progetto dei “Tecnopoli” una rete in cui vi faranno parte laboratori di ricerca, imprese ed università per attuare trasferimenti con elevati contenuti tecnologici;
questi sarebbero la creazione di una delle tanti reti che devono poter comunicare, condividere, collaborare le varie fasi di lavoro. L’operare tra le reti e con le reti di più reti deve poter divenire facile come mandare una e-mail, per questo motivo il sistema che si vuole costruire deve poter partire dal basso e legare assieme, coinvolgere in circuiti virtuosi e viziosi più livelli, partendo da quello economico a quello culturale, sociale, finanziario, fino a quello politico e legislativo.


L’unione, integrazione, fusione in processi in
Corporate o Enterprise di Network (Net-Corporate o Net-Enterprise) sarà sempre più forte, in cui il “fattore umano” diventerà sempre più a “valore” in cui la tecnologia deve fare da guida e in cui l’elemento strategico diventa, appunto, l’uomo il cui connubio origina una forza motrice nuova, innovativa e mutevole.

 

La tecnologia ci è d’aiuto ma se le persone non la sanno usare diventa inutile:

…la Finlandia ha la percentuale più alta d’Europa di laureati, il link tra impresa ed università diventa così naturale….





Forum_Enterprise 2.0

2 07 2008

Collaborazione, partecipazione, intelligenza collettiva…

L’Enterprise 2.0 si è imposta a livello internazionale come cambiamento radicale nel modo di operare delle organizzazioni per migliorare le performance, ridurre i costi, diffondere l’apprendimento, sostenere l’innovazione, costruire appartenenza e motivazione….

Il 25 giugno all’Università di Varese si è discusso dello scenario attuale e futuro delle (Web) Enterprise 2.0. Interessante ciò che è emerso dalle varie discussioni; a muovere per prime i passi verso questo nuovo modello, sono le grandi aziende che essendo disloccate sia sul territorio nazionale e sia internazionale sono dovute ricorrere a strumenti più efficaci ed efficienti già esistenti ed (addirittura) gratuiti (Facebook, Feed, Wiki, SocialNetwork…), messi a disposizione dal web per migliorare ulteriormente la comunicazione all’interno dell’azienda.
Questi tools diventano strategici ma evidenziano alcuni limiti di sicurezza se utilizzati come canali comunicativi d’informazione aziendali, il rischio è quello di aumentare notevolmente la probabilità di una fuga di notizie. Oltre a far nascere Suite completamente dedicate a questo tipo di hyper-comunicazione, si sono affiancate anche ditte specializzate nella personalizzazione dei servizi web-gratuiti in modo da renderli più robusti”, dedicati esclusivamente alle esigenze dell’impresa (da qui deriva il termine mash-up). La comunicazione e la “presenza” diventano elementi fondamentali, l’evoluzione tecnologica genera innovazione, che a sua volta crea nuovi modelli di business intrinsecamente uniti a nuove filosofie, culture e governance modificando non solo gli asset aziendali ma anche quelli legati alla società.
Si scoprono nuovi strumenti di comunicazione in cui il concetto di Voip è passato oltre, ora si parla di Comunicazione Unificata (Unified Communication), permettendo così un ulteriore salto ossia quello di abbandonare il tool più usato e abusato nella intranet aziendale, ossia eliminare l’e-mail. A sostenere questa teoria e ad applicarla all’interno di IBM è Luis Suarez, e questo a parere mio sarà proprio la direzione verso cui dirigersi.
Spesso in questa trasformazione radicale, nella maggior parte dei casi, il CEO non sa assolutamente niente di ciò, o è diffidente per cui un CEO pioniere vedrà necessaria l’adozione di simili strumenti che nascono dalla primaria necessità all’interno dell’azienda. Ciò non significa quindi costruire o irrobustire la intranet aziendale, significa creare un network nevralgico interno che poi pian piano verrà espanso all’esterno fino a confonderne i confini.
Si creano progetti in cui far comunicare, tra loro e tra azienda, i clienti; le community diventano un punto forza e nel quale far sentire la presenza dell’azienda erogando servizi non standards ma pensati appositamente all’individuo creandoli su misura; verso questa realtà sis sta muovendo Vodafone la quale tra alcuni giorni farà partire il suo progetto: lab.vodafone.it (il quale prevede la partecipazione non solo dei propri acquirenti ma anche di altri clienti).
Il modello di Enterprise 2.0 sarebbe interessante applicarlo non solo alle grandi realtà ma anche alle PMI, contesto che caratterizza il nostro Paese, ma il vero problema che accomuna entrambe le realtà sembra essere più quello culturale che tecnologico o economico, la mentalità di difesa del territorio piuttosto che di condivisione e collaborazione vige ancora come regola nei nostri imprenditori/manager, ma che primo o poi dovranno rendersi conto che il distretto deve diventare uno snodo logistico perfettamente funzionante e per far ciò bisogna pensare al Network.
Se timidamente alcuni passi lo stanno facendo ora le grandi imprese, la prossima evoluzione del web (aiutato dalle istituzioni presenti sul territorio come consorzi, associazioni ecc.), penso e sono sicuro, che vedrà una rivoluzione del modello Enterprise 2.0 in cui prenderanno parte le PMI e che poi esse stesse diventeranno le protagoniste.

Approfondimenti:

http://enterprise2forum.it/cms/

http://www.7thfloor.it/2008/06/15/enterprise20-i-social-network-nelle-imprese/





Città invisibili e visualizzazione di spazi…

30 06 2008

Città, spazi socio-spaziali di comunicazione culturale.

Spazio, riflesso della società, esperessione di essa.

Nuove dimensione caratterizzano le ri-voluzioni ed evoluzioni dello spazio, processi di trasformazioni che assumono nuove forme sempre più radicate nei processi viscerali di organizzazione e sviluppo sociale.

Le città perdono di reputazione lasciandosi assorbire dal Cyber_space dove trovano nuova linfa per espandersi nuovamente al mondo reale penetrando quella sottile membrana che si assottilia e sfuma in una realtà sintetica. Si creano nuove strutture sociali, una di queste è la “Società delle Reti” caratteristica dell’“Era dell’Informazione”.

La rete è il primo stadio di un complesso e complicato meccanismo di snodo/nodo che si autoalimenta: autoesclude i punti più deboli e viceverse ingloba i punti nevralgici. Il Network diventa l’essenza, la logica reticolare cambia le carte in tavola…

Vi potrà essere un punto di saturazione!!? Certamente lo stadio successivo a quello attule è quello dell’Hyper-rete, uno scenario caratterizzato dalla possibilità di creare città e universi sintetici propri, personali, in cui l’individuo stesso se prima era attratto dal social, in questo anfratto prevarrà l’individual fino poi ad una nuovo equilibrio, un ulteriore evoluzione in cui la rete si trasformerà in una Matrice, prende vita il Matrixwork: unione tra network reali e sintetici in un nuovo spazio.